Codice dell’edilizia e Piano Casa: le osservazioni del CNI nelle audizioni alla Camera

Data:
25 Maggio 2026

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha pubblicato due circolari relative alle audizioni svolte presso l’VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, dedicate al nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni e al decreto-legge n. 66/2026 sul Piano Casa.

Con la circolare n. 425/2026, il CNI ha dato conto dell’audizione sul Disegno di Legge delega per l’adozione del nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni. La Rete delle Professioni Tecniche ha evidenziato la necessità di superare l’attuale frammentazione normativa, derivante da una legge urbanistica risalente al 1942 e da un DPR 380/2001 più volte modificato nel tempo. L’obiettivo è arrivare a un testo organico, capace di coordinare edilizia, urbanistica, ambiente, paesaggio e sicurezza delle costruzioni.

Tra i punti principali segnalati figurano l’introduzione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, la creazione di un unico punto di accesso per cittadini e professionisti, la ridefinizione delle categorie di intervento edilizio e una maggiore chiarezza in materia di demolizione, ricostruzione e sostituzione edilizia.

Particolare attenzione è stata posta sul tema dello stato legittimo degli immobili. La RPT ha espresso contrarietà all’ipotesi che il professionista debba assumersi la responsabilità piena dell’asseverazione fondata su titoli edilizi pregressi, spesso incompleti o non pienamente verificabili. È stata inoltre richiesta una revisione del regime delle responsabilità professionali, superando la responsabilità solidale e affermando il principio della responsabilità individuale, limitata alla prestazione effettivamente svolta.

Il CNI ha anche ribadito l’importanza dell’anagrafe digitale delle costruzioni e del fascicolo del fabbricato, strumenti ritenuti essenziali per conoscere il patrimonio edilizio e programmare gli interventi in modo più razionale.

Con la circolare n. 426/2026, il CNI ha invece illustrato i contenuti dell’audizione sul decreto-legge n. 66/2026, relativo al Piano Casa. Il Consiglio Nazionale ha condiviso l’impostazione generale del provvedimento, sottolineando che il disagio abitativo non può essere affrontato solo con nuove costruzioni, ma richiede recupero del patrimonio esistente, riconversione funzionale e rigenerazione urbana.

Il CNI ha tuttavia evidenziato la necessità di rafforzare il decreto con strumenti tecnici più efficaci. La ricognizione del patrimonio pubblico, infatti, non dovrebbe limitarsi a un censimento amministrativo, ma diventare una vera valutazione tecnico-prestazionale degli immobili, fondata su criteri uniformi: compatibilità urbanistica, vulnerabilità sismica, stato manutentivo, vincoli, prossimità ai servizi, potenziale energetico e impatto sociale.

Tra le proposte avanzate figurano l’istituzione di un Comitato tecnico-scientifico multidisciplinare, l’obbligo di utilizzare strumenti digitali BIM/HBIM integrati con sistemi GIS, il rafforzamento della conferenza di servizi e la possibilità di prevedere limitati incrementi volumetrici, fino al 10%, solo se necessari per migliorare accessibilità, sicurezza, efficienza energetica, dotazioni impiantistiche e qualità abitativa.

Il CNI ha infine richiamato la necessità di tradurre i principi di sostenibilità, accessibilità e rigenerazione urbana in requisiti prestazionali concreti, affinché il Piano Casa non produca nuovo patrimonio fragile o energivoro, ma interventi realmente sostenibili nel tempo.

Le due circolari confermano il ruolo centrale degli ingegneri nella costruzione di un quadro normativo più chiaro, moderno e orientato alla qualità tecnica, alla sicurezza e alla rigenerazione del patrimonio esistente.

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